Oggi non è importante di chi sia la mano che scrive. Se avessi letto questa lettera ieri o domani forse avrei cercato di non arrivare fino in fondo. Avrei cercato di tenere lontana questa sensazione, che m’appartiene in maniera totale, incancellabile e che per questo mi spaventa.
Ma oggi posso leggerla. Perché oggi è arrivato il “GIORNO 0”, uno dei tanti.

Qualsiasi artista che leggerà questa lettera sa di cosa sto parlando, per questo non è importante chi io sia.

Il GIORNO 0 è quel giorno in cui ho la sicurezza che tutto sia finito. Mi guardo indietro e vedo solo una distesa infinita di rinunce, di sbagli e di colpe. Guardo in avanti e non vedo niente. Assolutamente niente. Una vita dedicata al niente.

È quel giorno in cui ho 40€ nel portafogli, e una distesa di giorni da affrontare, e soldi in arrivo non ce ne sono.
Sulla scrivania dove sto scrivendo c’è una bolletta del telefono da 100€ che in qualche modo andrà pagata. Non posso neanche staccarlo il telefono, perché mi serve per lavorare, anche se lavoro non ne arriva.
È quel giorno in cui le repliche vengono annullate, rimandate, messe in sospeso, il mondo ti ignora, tu hai appena lasciato l’ennesimo lavoro e i gli allievi a cui insegni un mestiere di cui non importa più niente a nessuno, decidono di impiegare i pomeriggi a fare altro, e lo fanno con un messaggio: semplice, educato.
Tutto nella stessa mattina. Questo è il modo in cui in poche ore si può stravolgere una vita, riscriverne i connotati, ristabilirne le priorità.

E io fermo, ancora stordito tra le mura di casa, io che vorrei provare a fare qualcosa nell’immediato per non dover cominciare di nuovo da capo capisco, in fretta, di essere inerme. Posso solo aspettare.

L’unica idea del cazzo che mi viene è quella di mettere su uno spettacolo per rimediare al disastro, perché è questa l’unica cosa che so fare nella vita. Ma oggi no, oggi è il GIORNO 0, ed io non ho più forze. Oggi le gambe non reggono, oggi lo stomaco è dolorante, oggi l’entusiasmo non arriva e il coraggio è finito.

Oggi ho solo paura.

Quando passi dieci, venti, trent’anni a fare la stessa cosa, la paura te la porti al guinzaglio. È fedele la paura, più di chiunque altro, e cresce con te.
L’unica parola a cui riesco a pensare è “basta”, ma non riesco neanche a dirla ad alta voce, perché la paura mi rende vigliacco. Perché questo gioco non coinvolge più solo me, coinvolge tutti quelli che a me sono legati. Non è di buone speranze che si parla più, ma di cattivi pensieri, perché questo è il GIORNO 0 e di fronte ho solo i numeri, di fronte ho solo la realtà dei fatti, di fronte ho solo tutte le parole che ho dovuto dire nella mia vita per dare importanza a tutto quello che, a quanto pare, importanza non ha.

È tardi per tornare indietro perché il tempo non mi fa sconti ed è impossibile guardare avanti perché il caos è troppo assordante.

Sto fermo. Perché questo è il GIORNO 0.

Vorrei urlare, e ci provo anche, ma appena lo faccio piango.
Non so neanche da che parte far uscire il dolore.
Perché quello che mi resta dentro dei giorni in cui ce l’ho fatta non è la bravura, non sono i discorsi sulla bellezza dell’arte, non sono gli applausi, non è l’odore del teatro, non è la paga. È solo la cicatrice dello sforzo che ho dovuto fare per ottenere tutto questo. Sono solo le spalle girate di tutti quelli per cui quel lavoro non era così importante, sono tutte le parole lanciate come lame nella folla, sono tutte le cose che ho fatto e che ho subito, è tutta la leggerezza con cui qualcuno ha deciso per me.

Questo rimane, niente più.

Ma nel GIORNO 0 tutto questo non ha importanza.
Non è un giorno per lamentarsi, è solo il giorno in cui non si ha la forza neanche di pensare.
È il giorno in cui decido di farla finita, di uccidere il mio personaggio. È il giorno in cui sono costretto a fare spazio all’uomo, quell’uomo insulso, sottomesso, alienato e arreso, che nulla ha a che vedere con la luminosità che ho seminato, coltivato e raccolto.

È il giorno in cui abbandono tutto.

Non esistono più mail, telefoni, messaggi, copioni, pranzi e chiacchierate. Non esiste più niente.
Mi chiudo solo al buio, almeno fino a domani.
Poi domani si ricomincia, perché è questo che mi succede. Un eterno domani, fino a quando la fermata non sarà così brusca da buttarmi giù dalla sella per sempre.

Domani. Oggi no.

Perché oggi è il GIORNO 0.
È il giorno in cui la parola fine mi sembra vicina.
È il giorno in cui mi accorgo che gli alti e i bassi di questo mestiere sono troppo alti e troppo bassi, sono dei salti enormi in cui la salita è durissima e la caduta rompe qualsiasi parte di me.
È il giorno di cui non posso parlare ad alta voce, perché quel giorno è una cosa di cui mi vergogno, è una cosa che mi rende nudo e vulnerabile, è una debolezza in cui tutti possono mettere il dito e spingere dicendo qualunque cosa. È il giorno in cui sono indifeso.
È però anche il giorno in cui ho bisogno che la gente, lo stato, il mondo intero sappia che questa non è una vita, ma ad oggi, è solo una cosa che la vita la sacrifica.

Oggi per me è il GIORNO 0.

E come sempre ho paura che questo possa essere l’ultimo.

Un Attore